A cura di Giuseppe Scarpa
Rigore di bilancio, crescita ed equità: sono questi i tre pilastri di azione del governo Monti, come ha spiegato il premier, prima alle camere e poi alle parti sociali.
Il Governo sa di essere nato per risolvere una situazione di seria emergenza. È, infatti, un governo di impegno nazionale.
La crisi è internazionale, e l’Europa sta vivendo i giorni più difficili dal secondo dopoguerra. L’Italia deve uscire dall’angolo a cui è stata relegata: bisogna evitare che qualcuno ci consideri l’anello debole dell’Europa, altrimenti ci ritroveremmo soci di un progetto elaborato da Paesi che guardano anche ai loro interessi nazionali, nei quali non c’è necessariamente un’Italia forte.
Sono giorni decisivi, per il nostro paese, chiamato a superare l’ennesima prova decisiva con una vera e propria manovra d’emergenza, fatta sulla pelle di milioni di cittadini, con una millimetrica e dolorosa operazione chirurgica. Da questo dipende il recupero di credibilità e la possibilità di pesare nelle decisioni europee. Una manovra “Salva Italia”, come l’ha definita lo stesso Monti, molto attesa, con misure strutturali, come la riforma delle pensioni, molto costosa per i cittadini e l’reintroduzione dell’Ici sulla casa, il vero bene-rifugio delle famiglie. Quindi qualche sforbiciata ai costi della politica, qualche intervento a sostegno della competitività delle imprese, per la crescita. Dunque tasse come sempre, per far fronte all’emergenza e anche qualche spazio per l’equità.
L’elenco delle misure prese partono dal pareggio di bilancio in Costituzione, affidando la verifica a una «autorità indipendente», dato che «la credibilità è un requisito essenziale».
La delega fiscale e assistenziale sarà approvata al più presto. E anche la politica dovrà dare il buon esempio, nel decreto ci sono misure per ridurre da subito i costi della politica, in particolare l’abolizione delle giunte provinciali. Nel decreto, troviamo la revisione della spesa dell’amministrazione pubblica, ma le novità più importanti arrivano dalla previdenza, dalla lotta all’evasione, dalla casa e dal mercato del lavoro.
Il sistema pensionistico italiano, dice il ministro del Welfare Fornero, contiene «ampie disparità tra diverse generazioni e categorie di lavoratori». Il decreto prevede l’estensione del metodo contributivo a tutti i lavoratori dal 2012, donne a 62 anni e uomini a 66 anni nel 2012, abolizione delle finestre mobili, stretta sull'anzianità e aumento delle aliquote per i lavoratori autonomi e il blocco delle indicizzazioni, per il 2012-13, per le pensioni superiori ai 1.000 euro, salve le minime (460 euro) e quelle di un livello doppio del minimo (960 euro).
Centrale la lotta all’evasione che verrà condotta anche con il monitoraggio delle ricchezze accumulate e riducendo la soglia per l’uso del contante, potranno arrivare le risorse per far scendere le aliquote.
«La pressione fiscale in Italia è elevata, sarà possibile una riduzione graduale del prelievo». E questo si farà, promette il premier, non solo contestualmente al taglio degli sprechi ma anche prima.
Sul versante casa, arriva l'Imu, l'imposta municipale sulla prima casa: sarà pari al 4 per mille che di fatto sostituirà la vecchia Ici. Per le seconde case si pagherà il 7,6 per mille. La stangata sta nelle rendite catastali, rivalutate del 160%. Salta l’aggravio dell’Irpef per i più ricchi dopo lo sbarramento dei partiti di centro destra. Meno tasse sul lavoro e più su consumi e proprietà. Monti promette anche un «calendario puntuale» di dismissioni del patrimonio pubblico.
Tra le priorità indicate, quella di un maggiore inserimento delle donne e dei giovani nel mercato del lavoro: per le donne Monti pensa a forme di «tassazione più favorevole»; per i giovani è essenziale puntare a un «accrescimento dell’istruzione».
Nel decreto anche provvedimenti che vanno verso il superamento delle «chiusure corporative» nel mondo delle professioni. Insomma, molte iniziative per «rimuovere gli ostacoli alla crescita».
C’è molta perplessità e scontento tra i partiti che lo sostengono e i sindacati. Le scelte devono essere coerenti e comprensibili su rigore, equità e sviluppo per rendere comprensibili i sacrifici. Il decreto a nostro avviso corrisponde solo in parte a questi tre obiettivi.